Spazio Ex Caserma

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Lo Spazio Ex-Caserma, oltre a custodire e valorizzare opere in ceramica di grandi maestri contemporanei, si propone come luogo attivo e di ricerca, grazie alla collaborazione con partner nazionali e internazionali. Il progetto prevede inoltre iniziative e laboratori rivolti alle scuole di ogni ordine e grado, per promuovere la conoscenza e la sperimentazione della materia ceramica.


Lo Spazio Ex Caserma è in via Roma 49 a Loreto Aprutino (PE)

1 – (Nel giardino) Remo Salvadori – No’ si volta chi a stella è fisso, 2025
Opera in terracotta che riprende una forma cara e ripetuta nell’opera di tutto Remo Salvadori con vari materiali e dimensioni, il cui titolo è un aforisma di Leonardo da Vinci nel quale l’artista rivede il proprio percorso, frase da praticare piuttosto che da enunciare. Il lavoro nasce da un processo iniziato tempo prima con due elementi di carta che l’artista teneva con sé e, in alcune occasioni, disponeva in modo analogo.

2 – Yona Friedman – Modello realizzato per Documenta 11, 2002
Modellino realizzato in occasione di Documenta 11 del 2002 che illustra i moduli abitativi ideati da Yona Friedman (cerchi inscritti in un cubo) che singolarmente possono essere combinati insieme per una costruzione più complessa, l’espressione di una struttura modulare e mutante secondo necessità, in una aggregazione e scomposizione teoricamente infinita. Yona Friedman nei suoi scritti e nei progetti disegna con linguaggio incisivo e immediato il modulo d’abitazione aggregabile in più unità, cioè una struttura con un tetto in comune sotto il quale gli abitanti autodefiniscono le forme, gli usi, la distribuzione degli spazi.

Documenta di Kassel (Germania), è una delle mostre d’arte contemporanea tra le più prestigiose al mondo. Nel 1955, l’artista e curatore Arnold Bode inaugurò la prima Documenta a Kassel. Nel corso dei decenni, questa manifestazione si è evoluta in un evento imperdibile per le avanguardie dell’arte.
Documenta11 è stata l’undicesima edizione della mostra di arte contemporanea documenta e si è svolta a Kassel dall’8 giugno al 15 settembre 2002, sotto la direzione artistica del curatore Okwui Enwezor.

3 – Gino Sabatini Odoardi – Senza titolo, 2023
L’opera di Gino Sabatini Odoardi, invece, richiama uno degli elementi a lui più cari, il bicchiere da osteria che nel supporto ceramico perde la consueta trasparenza a favore di una trasposizione materica e cromatica. L’artista è intervenuto su ogni bicchiere con un tratto sismografico a matita.

4 – Fabrice Hyber – Senza titolo, 2021
Serie di ceramiche create a mano da Fabrice Hyber durante la sua installazione dell’opera permanente a No Man’s Land Foundation. L’artista raccoglie delle pietre proprio nel bosco di noci dove sta allestendo la sua opera nel 2021, La quercia e le noci, poi ne fa dei calchi in ceramica di diversi colori che diventano ciotole, la pietra da forma piena diventa cava, pronta a conservare e contenere altre forme.

5 – H.H.Lim – Still life 2023
Una bombola di gas arrugginita è immortalata come in una fotografia nel materiale ceramico, racchiudendo in sé tutta la poetica dell’impercettibile tensione di un oggetto potenzialmente esplosivo, ma allo stesso tempo appartenente ad un immaginario di utilizzo quotidiano.

6 – Alberto Garutti – Sehnsucht, 2018
Il titolo dell’opera, Sehnsucht, è una parola chiave che incarna un concetto tipico dello spirito romantico tedesco. Significa desiderio e bramosia d’amore, nostalgia di un bene irraggiungibile, doloroso struggimento nel cercare qualcosa che si ama. I due vasi abitano lo spazio espositivo. Sono vicini e lontani, si pensano e si immaginano senza potersi incontrare. Concepiti come due forme complementari, potrebbero accostarsi alla perfezione a comporre una sola forma, ma vivono in due stanze diverse. L’opera è una metafora dell’arte stessa – esiste solo attraverso il desiderio amoroso e vano dello spettatore nel tentativo di avvicinarsi ad essa – ed anche un piccolo racconto sull’incontro, sul vuoto ambiguo e indecifrabile che separa persone e cose. Rosa come la carnagione umana, la coppia di vasi, nella loro separazione e distanza, contiene una sottile sofferenza: l’opera è la presenza immateriale di ciò che non si tocca, dello spazio tra le cose. La tensione silenziosa tra i due oggetti mette in scacco lo spazio espositivo.

7 – Marco Bagnoli – Araba fenice (modello), 2011
Immagini di ombre e di luce si sdoppiano e ripetono, in un gioco ipnotico di fissità e movimento, al centro del quale appare l’Araba Fenice, la sagoma di una mitica figura che qui viene costruita nel vuoto generato dall’assemblarsi di ben tre sculture. Uccello sacro, figura del nascere e rinascere, dell’apparenza effimera e della forma eterna. Anche Dante evoca la Fenice, che viene ricordata nella Divina Commedia, nel XXIV canto dell’Inferno. Fin dal Medioevo la Fenice è stata interpretata come simbolo della morte e resurrezione di Cristo. Mentre per gli alchimisti, la mitica figura veniva associata alla rinascita spirituale e alla Trasmutazione Alchemica. “Fenice” era il nome dato dagli alchimisti alla pietra filosofale. Una figura amata da Marco Bagnoli che ritorna spesso nella sua produzione con tutta questa stratificazione di riferimenti.

8 – Gülsün Karamustafa – A Pendantive for a Brave Woman, 2024
L’opera rende omaggio a una scrittrice pioniera che si è battuta per i diritti civili e in particolare i diritti delle donne, Suat Derviş (nata nel 1903 – morta nel 1972 a Istanbul). Era una pioniera, una giornalista femminista rivoluzionaria, un’editorialista e una scrittrice. È nata durante l’epoca dell’Impero Ottomano e ha continuato la sua vita di donna emancipata nella Repubblica di Turchia. È stata una delle scrittrici più prolifiche del suo tempo. Nella storia dell’umanità, la ceramica è stata molto spesso utilizzata come elemento ornamentale dalle donne come mezzo di espressione corporea e proprio per questo un ciondolo in ceramica riporta il suo ritratto, pubblicato sulla copertina della più importante rivista femminile dell’epoca, dove furono pubblicati i suoi primi saggi sul femminismo. Questo ciondolo è impreziosito inoltre con speciali perle di ceramica fatte a mano di diverse forme e colori brillanti, prodotte appositamente per questo progetto: ogni perlina di ceramica fatta a mano elogerà le sue preziose virtù: intellettuale, scrittrice, giornalista, editorialista, femminista, difensore dei diritti umani, rivoluzionaria e prigioniera politica.

9 – Giuseppe Stampone – De prospettiva pingendo, 2025
La produzione di Giuseppe Stampone spazia da installazioni multimediali e video a disegni realizzati con la penna Bic, una tecnica comune a molti suoi progetti. Le opere recenti si concentrano sulla reinterpretazione di capolavori artistici europei famosi, come, ad esempio, “Cristo deriso” di Fra Angelico, “Il rapimento di Europa” di Rembrandt o “L’atelier dell’artista” di Gustave Courbet. In questo caso è la Pala di Brera di Piero della Francesca a essere il suo modello di reinterpretazione, artista ripreso anche nel suo titolo: De prospectiva pingendi (lett. “Della prospettiva del dipingere”) è un trattato sulla prospettiva scritto in volgare proprio dal pittore del Quattrocento, uno dei trattati fondamentali sulle arti figurative del Rinascimento dove si trattava il “disegno”, cioè come dipingere le singole figure, la “commensuratio”, ossia come disporle nello spazio, e il “coloro”, cioè come colorarle.

10 – Vedovamazzei – My Weakness, 2014
La graziosità della scultura in ceramica che rappresenta una pila di materassi con decori floreali stride con la realtà a cui sottilmente da riferimento: quella della crisi sociale dei senzatetto che in quasi ogni città del mondo li recuperano dalle strade per usarli come giacigli, ecco perché nel titolo si allude alla “mia debolezza”, alla fragilità di chi vive di questi rifugi improvvisati e precari.

11 -Donatella Spaziani – Senza titolo, 2012-2025
Le figure di Donatella Spaziani si stagliano delicatissime su delle mattonelle in ceramica sbeccate, dal profilo fragile e in certi casi rotto. Sembrano come ombre cinesi e ripetono la posizione del suo corpo nello spazio. In questo caso possono vedersi soltanto dallo spioncino di una cella, lo sguardo dello spettatore ridotto allo spazio dello spioncino viene così avvicinato all’intimità delle figurine disegnate, i cui movimenti suggeriscono quelli di una persona chiusa in cattività.

12 – Luigi Ontani – Volo Diavolo = Giudizio Universale d’Abruzzo, 2025
L’artista da tempo costruisce volume per volume una sua biblioteca ideale: i volumi, tutti in ceramica hanno la stessa misura di un libro infatti. Qui il libro è un omaggio al celeberrimo affresco cinquecentesco presente nella Chiesa di S.Maria in Piano a Loreto, noto con la dicitura del Ponte del Capello. Ontani ne estrapola un dettaglio della dannazione dei morti. Nella raffigurazione originaria questa rappresentazione è una rarità nella storia dell’arte e un caso unico stilisticamente in Abruzzo, il cosiddetto Ponte del Capello, elemento collegato all’iconografia persiana dell’epoca: il ponte, raffigurato sopra un fiume, presenta un restringimento nella parte centrale questo perché solo le anime non appesantite da tanti e gravi peccati commessi in vita riusciranno ad oltrepassare quel passaggio cruciale e avere la possibilità di raggiungere il Paradiso. Le altre inesorabilmente cadranno nel fiume di lava e saranno trascinate all’Inferno, dettaglio scelto da Luigi Ontani e riproposto anche sull’altro lato del libro con la raffigurazione di quattro diavoletti.

13 – Felice Levini – Gli orecchini di Venere, 2023
Una scultura aggettante che incarna l’idea temporale delle 24h, con due mani che reggono il sole e la luna, il giorno e la notte come l’oro e l’argento, invitando lo spettatore a riflettere sulla circolarità del tempo.

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